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Otranto. A Torre Matta “NON-EXISTING PARADISE” la mostra di Maria Papadimitriou

Articolo di InOnda Eventi

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L’evento è

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Data e ora inizio evento

30 Giugno 2021, 10:00

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Costo biglietto

fas|fa-tag|

Categoria evento

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Organizzatore

Cijaru

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Location

Torre Matta Otranto

et|icon_pin|

Indirizzo

Torre Matta, Via Immacolata, Otranto, LE, Italia

et|icon_phone|

Telefono

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Sito web

L’evento è in corso a Otranto
in Provincia di Lecce (Puglia, Italia)

Gli spazi monunentali della quattrocentesca Torre Matta del Castello di Otranto, parte del sistema difensivo della cinta muraria del 1500 prendono vita con la mostra dell’artista Maria Papadimitriou curata da Gabi Scardi.

Ricerca scientifica di Davide De Notarpietro.

Dal 30 giugno al 3 novembre 2021, dalle ore 10:00 alle ore 00:00.

Per Papadimitriou l’arte è, allo stesso tempo, pensare, fare, individuare connessioni e accogliere visioni. Sotteso al suo lavoro ci sono sia una sensibilità alle specificità culturali, sia l’inclinazione a vedersi come parte di un mondo fatto di soggetti in relazione. E l’opera nasce sempre attraverso un processo esperienziale, relazionale, estremamente sperimentale e dialettico, fluido, trasversale; un percorso nel senso più ampio del termine, fatto di incontri, di conoscenza in progress e di azioni, di scarti e di cambi di direzione.

Anche il progetto Non-existing paradise, appositamente realizzato per la Torre Matta, ha origine in un intersecarsi di stimoli raccolti nell’ambito dilunghi sopralluoghi sul territorio. In questo caso l’elemento di riferimento su cui si innesta il suo ragionamento sul vivere insieme è il pavimento musivo (1163-1165 d.C.) della cattedrale S. Maria Annunziata di Otranto: un’opera che, per la straordinaria ricchezza iconografica, equivale a un vero e proprio atlante culturale dell’epoca, e che nella sua densità di racconto e nella sua vastità iconografica lascia emergere il mondo che gli esseri viventi hanno in comune; un mondo di diversità culturali e religiose e di estese relazioni umane e più che umane.

Cosi nell’interpretazione che l’artista dà del mosaico si genera un rinnovato incontro tra sensibilità mediterranee da sempre vicine, e tra dimensioni interspecifiche.
La mostra comprende elementi diversi: sculture in pietra leccese, installazioni realizzate a partire da materiali trovati, opere in neon soffiato, in tessuto, elementi sonori.

Il mondo architettato da Maria Papadimitriou è un regno condiviso, ma d’impenetrabile discontinuità; un paesaggio in ombra, abitato da presenze ibride e occupato dai detriti del passato disseminati ovunque; mentre un canto evoca il linguaggio non umano, la parola perduta o mai posseduta, delle creature sommerse nell’ombra.
Ma è anche il luogo dell’emergere in questo caos senza tempo ognuno degli elementi presenti è portatore di senso e un semichiarore sta ad indicare l’inesausta aspirazione a una visione integrale e integrata e l’anelito dell’essere umano alla trascendenza.

Nella mostra, che si configura come un percorso a doppio senso, verso l’alto, in ascesa, e indietro, fino alle scaturigini del mondo quale lo conosciamo, compaiono troni arcaici, impreziositi da mosaici che brillano della luce inalterabile e irriducibile dell’oro; figure seminati come Eva e l’Atlante istoriate su tessuti secondo le tradizionali tecniche salentine; una grande anfora istoriata con un soggetto zoomorfo d’ispirazione mitologica; installazioni attraverso le quali l’artista reinterpreta simboli di valenza trasversale come il l’Arca di Noè e la Torre di Babele, il Palazzo con i suoi fregi, ancora scintillante pur nella sua decadenza. L’insieme comprende un albero di ulivo quasi completamente rinsecchito, che funge da eloquente rappresentazione del paesaggio Mediterraneo, ma costituisce pure una sorta di memento, o di vanitas, e un riferimento di stringente attualità ai disastri e alla fragilità ecologica della nostra epoca. Le sculture in pietra leccese di un leone, di un uccello e di un pesce liberamente reinterpretati sono chiamati a rappresentare l’intero regno animale.
ll loro aspetto ibrido e non finito evoca la tensione tra natura e cultura. La stessa che anima un personaggio dalle fattezze metamorfiche, primitive e regali, umane e bestiali. Collocata in una posizione centrale, questa figura costituisce anche un richiamo alla seppur ardua unità di tutte le cose. Infine, nel vano di tiro le luminescenti parole Tessere nei Cielo evocano una proiezione verso l’alto che è movimento emozionale, aspirazione a un istante di pienezza.

La voce di Demetrio Stratos in Segmento Uno dall’album Metrodora, che risuona nello spazio, è emanazione di un’interiorità profonda e inesplorata, e sembra esprimere un’atavica, radicale lotta interiore, manifestando al contempo la nostra natura animale. La matrice culturale greca di questo canto richiama a una comune radice mediterranea.

Cosi, seguendo una ragione poetica e intersecando gli stimoli raccolti, Papadimitriou si appropria dello spazio della Torre trasformandolo in un ampio, immersivo paesaggio che è metafora della lotta tra bene e male, tra ascesa e caduta, e dei rapporti, in perenne oscillazione, dell’uomo con il vivente; e della storia, dell’intreccio tra culture che caratterizza il Mediterraneo, e il Salento in particolare.
Inoltre grazie al riferimento al mosaico l’artista suggerisce come, per procedere in avanti sia sempre importante guardare indietro.

Per la realizzazione delle opere l’artista ha coinvolto artigiani locali la cui maestria si esprime nella lavorazione di materiali diversi, dalla pietra leccese alla ceramica, al tessuto, al mosaico, ai metalli.

Maria Papadimitriou è un artista visiva contemporanea greca. Dopo esseni laureata con lode in pittura presso l’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts (ENSBA), Parigi, Papadimitriou ha iniziato la sua pratica artistica nel 1989. Usa i media della pittura, della scultura, dell’istallazione, dell’arte pubblica, del video e della fotografia per realizzare i suoi lavori. È conosciuta come un artista per la sua capacità di indagare progetti collaborativi e attività collettive che evidenziano l’interconnessione fra l’arte e la realtà sociale. Insegna nel Dipartimento di Architettura, Università di Thessaly e è la fondatrice di T.A.M.A (femporary Autonomous Museum for All), (1998) e di souzy TROS Art Canteen. Fin dal 2017 è artista co-leader del Vìctoria Square Project in collaborazione con l’artista americano Rick Lowe. Nel 2003 ha vinto il DESTE prize per l’arte contemporanea greca e nel 2016 è stata insignita come “Officier dans l’Ordre des Palmes Academiques” dal governo francese.
n suo lavoro è stato presentato internazionalmente presso istituzioni sia pubbliche che private, incluse l’organizzazione NEON, Atene (2021); la biennale di Gherdeina, Ortisei, Italia (2020); la fondazione Mario Merz, Torino (2020-2021) e (2019); il Cycladic Museum, Atene (2017); la fondazione Onassis, New York (2016); la 56° Biennale di Venezia, Italia (2015); la fondazione DESTE, Grecia (2014); il Museum of Contemporary Art, Marsiglia (Francia) (2012); il Louisiana Museum of Modern Art (Danimarca) (2011); la Royal Academy of Arts, Londra (2010-2011); la biennale Mediterranea di Haifa, Israele (2010); la 10° Biennale di Lione (Francia); la Kunsthaus Graz, Austria (2009); 7° biennale di Gwanju (Korea) (2007); la 1° biennale di arte contemporanea di Thessaloniki (Grecia) (2007); la 1° biennale di Architettura, Arte e Paesaggio delle Canarie (Spagna) (2006-2007); il Padiglione di Arte Contemporanea, Milano (2006); il B:atiment d’Art Contemporain, Ginevra (2007); EPO, Monaco {Germania) (2006); l’MM Projects Rincon, Puerto Rico (2004); fondazione Olivetti, Roma (2004); Museo Reina Sofia, Madrid (2004); Manifesta 04, Francoforte (2003); 25° biennale di Sao Paulo (2002).

Gabi Scardi è un curatrice e critico d’arte contemporanea. La sua ricerca si concentra sulle ultime tendenze artistiche e sui rapporti tra arte e discipline limitrofe. Da anni si occupa di progetti pubblici e collabora con musei e istituzioni in Italia e all’estero. Dal 2011 è direttore artistico del progetto nctm e arte. Tra i progetti curati: restauro del Teatro Continuo di Alberto Burri, Parco Sempione, Milano, 2015; Padiglione greco della 56a Biennale di Venezia 2015, Maria Papadimitriou, Why look a t animals AGRIMIKA.

Pubblicato il 25 Luglio 2021, 18:17

Articolo di InOnda Eventi

Tag:

Arte contemporanea

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