UniSalento. Ultimo appuntamento del ciclo di incontri “Cinema e Filosofia”

da 2 Dicembre 2016Cinema, Istruzione, Lecce, Rassegne, Università del Salento0 commenti

Studium 2000

Cinema e Filosofia

Quinto e ultimo appuntamento del ciclo di incontri “Cinema e Filosofia”, promosso dal Laboratorio di Etica delle Immagini del corso di laurea in Filosofia dell’Università del Salento guidato dal professor Giovanni Scarafile.

Lunedì 5 dicembre 2016, alle ore 15 nell’auletta SIBA (complesso Studium2000), si terrà l’incontro “La ricerca di sé tra frammentazione e idealismo”, con la proiezione del film “Oh Boy. Un caffè a Berlino (Oh Boy)” di Jan Ole Gerster (Germania 2012) e l’intervento dei capi scout Riccardo dell’Atti ed Elisabetta Miglietta.

Il Film

“L’unica cosa che posso fare per te è non fare più nulla” è la frase con cui il padre di Niko (Tom Schilling), ventenne protagonista del film di Jan Ole Gersten “Oh Boy. Un caffè a Berlino”, comunica al figlio che da quel momento in poi non lo sosterrà più nella vita universitaria. Sì, perché, ha appena scoperto che il figlio da due anni l’università l’ha abbandonata senza comunicare la sua decisione alla famiglia, ma anzi alimentando la speranza che gli studi stiano procedendo nel migliore dei modi. In realtà, a Berlino dove vive, Niko è soprattutto intento a lasciarsi trascinare dalla frammentarietà in cui è immerso: fugaci storie affettive, amicizie passeggere, incontri precari. Niko vive la superficie delle cose, almeno apparentemente non intenzionato a trovare il vero punto di contatto con esse. La vita gli scivola semplicemente addosso e fugge via. Da questo punto di vista, il ragazzo farebbe felici gli studiosi di Bauman perché rappresenta la perfetta incarnazione dell’età liquida in cui siamo immersi. Il regista sceglie di seguire Niko con la camera a mano nelle vie della città tedesca. Diventiamo così suoi compagni di strada mentre va a procurarsi la droga o mentre incontra Julika (Friederike Kempter), vecchia compagna di scuola ed ora brillante interprete teatrale d’avanguardia. L’espressione del volto di Niko è un condensato antropologico: astenico, non ride mai, ma anzi guarda le persone con fare interrogativo, come in attesa di una scintilla in grado finalmente di commuoverlo. Una sera, in un bar, Niko viene avvicinato da Friedrich (Michael Gwisdek), un vecchietto che, non richiesto, inizia a raccontare frammenti della sua vita. La presenza dell’uomo è fastidiosa ed importuna, ma è soprattutto la sua insistenza nell’affermare di non capire più il senso delle parole degli altri ad incuriosire il giovane. Niko allora inizia a chiedere e, facendo ciò, inavvertitamente dischiude il guscio in cui la sua esistenza è precipitata. Tuttavia, proprio il momento che celebra la fine di una clausura è destinato alla drammatica brevità imposta dall’irruzione della morte, evento per antonomasia inatteso, che giunge a comporre il senso dei frammenti sparsi delle nostre esistenze. Il film è stato pluripremiato in patria con sei German Academy Awards.